giovedì 31 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - tredicesimo racconto

Un giorno il treno si fermò in aperta campagna. Dopo parecchio tempo di attesa l’allievo mostrò i primi segni di insofferenza. Il maestro che era intento a leggere delle gesta del maestro Anselmo Toyota su un libro in edizione economica, calmò il giovane. “Allievo diletto, alba di una nuova generazione di saggezza, prova a scrutare ciò che ti offre questo splendido giorno. L’erba, gli alberi, i corsi d’acqua e tutte le creature del cielo e della terra. L’allievo protestò: “Ma maestro di somma integrità qui non c’è un tubazzo da vedere. Ci sono solo erbacce infestanti e rottami.” Il maestro, severo ma sempre ragionevole, lo aiutò: “Allievo, prova a osservare con l’occhio della tua anima e percorrerai sentieri inesplorati, conoscerai animali rari, troverai il tuo stesso spirito. Guarda oltre quei rovi, vedi? Una strana creatura bruna sta pascolando proprio sotto i tuoi occhi e tu non te ne sei accorto. Se non ci fossi stato io ti saresti perso questo inedito spettacolo.” L’allievo, umilmente, rispose: “Maestro quella che tu indichi come bestia bruna è il telaio di uno scooter bruciato”. Il maestro reagì: “Insolente, come osi contraddire ciò che la mia anima percepisce?” Nel dialogo si intromise un pensionato che disse: “Guardi che ha ragione il ragazzo.” E il maestro rispose: “Lei si faccia gli affari suoi che camperà cent’anni.”

mercoledì 30 maggio 2007

Acaro & Pulce - 53


Un po' di buonismo non guasta mai...
La colonna sonora di oggi è Father and son di Cat Stevens (che adesso si chiama Yusuf Islam).

Comunicazioni urgenti:
1. finora, al grande concorso "questo l'ho fatto io" ha partecipato il 35% dei lettori (cioè 2). Un grandioso successo. Grazie.
2. Pulaster ha inviato un commento che contiene il suo testo per il concorso. Quindi non lo pubblico perché potrebbe influenzare la giuria e i partecipanti.
3. Oggi è una bellissima giornata.

martedì 29 maggio 2007

Grande concorso: questo l’ho fatto io



Di notte non dormite perché vorreste essere affascinanti come Roy Batty?
Di giorno non riuscite a lavorare perché cercate di scrivere una sceneggiatura di Acaro & Pulce?
Niente paura, per il secondo caso abbiamo la soluzione: parte oggi il grande concorso legato alle avvincenti avventure di Acaro & Pulce. Scrivete il testo della vignetta qui sopra e vincete la pubblicazione della medesima su questo blog e un “ehi, complimentoni” da parte di Roy Batty.

Regolamento:
1. I partecipanti devono essere maggiorenni. Per provare che siete maggiorenni rispondete a questa domanda: “L’Italia è uno stato fondato sul lavoro?” Se avete risposto “sì”, siete maggiorenni e potete partecipare. Se avete risposto “non mi interessa, mi piace andare sulla microcar perché è puccosa” siete minorenni e dovete andarvene di qui.

2. Scrivete il testo al seguente indirizzo: royroybatty(chiocciola)gmail(punto)com (scritto in questo modo gli agenti segreti non mi possono spiare e inviare le mail del casinò).
Il testo deve essere chiaro e leggibile, possibilmente in stampatello. Le calligrafie oscene verranno cestinate. Vi consigliamo di scrivere così:
vignetta 1
acaro: finto testo
pulce: finto testo

vignetta 2
acaro: finto testo
pulce: finto testo
pendolare: finto testo

Ma è solo un consiglio, non voglio interferire con la vostra fantasia. (Non fate gli spiritosi scrivendo "finto testo" perché cestino tutto immediatamente.)

3. Non scrivete il testo sul monitor che io non lo vedo.

4. Non è che ho deciso di indire questo concorso per non fare niente, è che mi sembrava carino coinvolgere anche voi lettori.

5. Mi piacerebbe dare un premio in danaro a chi vince ma poi dovrei fare richiesta al ministero e infilarmi in un ginepraio burocratico… insomma è un po’ uno sbattimento.

6. I testi delle vignette inviati saranno sottoposti all'insindacabile giudizio di una commissione di esperti competenti e qualificati, di cui Roy Batty è il capo indiscusso.

7. Partecipate numerosi!

8. Il concorso scade quando lo riterremo opportuno.

In bocca al lupo.

La redazione

lunedì 28 maggio 2007

Acaro & Pulce - 52


Oggi un sacco di novità. Prima di tutto il campionato di calcio è finito e quindi è ora di togliere la maglia invernale. Secondo: siccome ho rinnovato la carta d’identità, ho deciso di mettere la nuova fototessera qui a lato. Come vedete si capisce che sto invecchiando dalle basette bianche come quelle di mister Fantastic. Terzo: il mio amico maratoneta Rob ha fatto un’altra maratona, ha dedicato a me e a tutti voi la splendida e complessa Paranoid Android dei Radiohead. Grazie Rob, è stupenda e sofferta e la tua T-shirt è davvero elegante, ecco qui il link per vedere e ascoltare la canzone su TuTubo: http://www.youtube.com/watch?v=iItYKQCvUwI
Se anche voi volete richiedere una canzone al Rob-Emotional JukeBox, scrivete a Rob su TuTubo.
Quarto: ecco una nuova avventura di Acaro e Pulce.
Cordiali saluti, in fede Roy.

venerdì 25 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - dodicesimo racconto

Un giorno l’allievo e il maestro viaggiavano su un treno S1. Il maestro era assorto nei suoi pensieri ma l’allievo, attanagliato dai dubbi di giovane acerbo, lo interrogò: “Maestro di inesauribile verità, punto di riferimento di illimitata saggezza, precettore dalle incommensurabili capacità di criterio, mentore di oltraggiosa luce, guida paterna di rigurgitante onestà, pregiatissimo educatore…”
Il maestro si destò e lo interruppe: “Allievo, mi devi chiedere un favore?”. L’allievo raggiante replicò: “Sì, stasera vorrei andare alla partita di calcetto con gli amici.” Il maestro rispose: “D’accordo, ma dopo torna subito al tempio, non fermarti all’aperitivo che poi ti ubriachi e perdi il senno della ragione”. L’allievo, preoccupato, chiese: “Neanche per un mojito?” “No” rispose il maestro. L’allievo incalzò: “Un cuba libre annacquato?” “No, neh…” replicò il maestro. Allora l’allievo tentò ancora: “Un campari orange?” E il maestro seccato rispose “Ok”.

giovedì 24 maggio 2007

mercoledì 23 maggio 2007

martedì 22 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - undicesimo racconto

Un giorno l’allievo e il maestro viaggiavano su un treno diretto al monastero di Rovello Porro. Il maestro era in piena meditazione, l’allievo invece non riusciva a trovare la concentrazione. “Uffa, questo sole mi acceca, era meglio se mi sedevo in senso contrario”. Il maestro non batté ciglio e proseguì la sua estasi. L’allievo ancora ebbe da dire: “Mannaggia, questo panorama è sempre uguale, non c’è nulla di interessante da vedere.” Ma il maestro parve totalmente indifferente. L’allievo continuò: “Cavolo, questa musica che proviene dall’iPod del mio vicino è disgustosa”. Allora il maestro alzò il capo e si rivolse all’allievo: “Non è il sole, non è il panorama, non è la musica che mi distolgono dalla meditazione. Bensì i tuoi borbottii. Non puoi aprire gli occhi e comprendere la verità se sei distaccato dalla natura e da ciò che ti circonda. Prova a far parte di questo universo, a diventarne materia, a fondere il tuo spirito con l’essenza stessa della madre Terra.” In quel momento, dal finestrino entrò uno zanzarone che andò a posarsi sulla veste del maestro. Il maestro con un movimento goffo e scomposto la scacciò. “Sciò, sciò, via di qua, maledetta bestiaccia!” L’allievo stupito da quella reazione chiese: “Maestro, noto un’incoerenza con ciò che mi hai appena insegnato. Parli di natura, di coinvolgimento e poi allontani una creatura della madre Terra?”. Il maestro impartì una seconda importante lezione all’allievo: “Quando ce vo’, ce vo’.”

lunedì 21 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - racconto decimo

Un giorno l’allievo e il maestro, insieme a molti altri pendolari, rimasero bloccati in mezzo ai campi su un locale per Varese. Data l’ora crepuscolare, la fame attanagliava tutti quanti. Il maestro chiese all’allievo: “Che cosa porti nella tua sacca, mio discepolo?” L’allievo rispose “Cibo e bevande per il nostro pic nic in riva al Lago di Varese.” Il maestro socchiuse gli occhi e parlò “Bene, dai a ognuno dei presenti un po’ del nostro cibo. Il maestro Anselmo Toyota dice sempre: un intero panino al salame rende felice un solo uomo, un solo boccone di panino al salame rende felici tanti uomini. Coraggio, distribuisci”. Allora l’allievo cominciò a donare pani di segale, gallette di farro, focacce di avena e cracker del Mulino Bianco ai viaggiatori, che furono contenti e ringraziarono. Poi l’allievo, soddisfatto della felicità altrui, decise di distribuire anche da bere ed estrasse dalla sua sacca un Tavernello. Ma il maestro lo redarguì: “No, quello dallo a me che ho sete”.

venerdì 18 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - nono racconto

Un giorno l’allievo e il maestro salirono su un diretto per Como Lago. Il controllore passò nello scompartimento per controllare i biglietti. L’allievo, vedendolo, ebbe un sussulto che a fatica riuscì a controllare. Il maestro che era quasi in stato di ascesi, preferì risvegliarsi e interessarsi dell’emozione del suo discepolo. “Allievo diletto, che cosa ti fa trasalire? È per caso il King Burger che ti si ripropone?” L’allievo, chinò il capo umilmente e rispose “Maestro di stupefacente sapienza, mi sembra che il controllore sia George Clooney in carne ed ossa”. Il maestro sorrise e accarezzò la testa del ragazzo. “Oh caro il mio allievo, quanta innocenza sulle gote tue. Due arance ancor più rosse. Ma come può un personaggio famoso e di grande talento come quel bell’attore di Hollywood fare il controllore sulle Nord?”. L’allievo, oltremodo imbarazzato, si scusò. “Ha ragione, mio mentore, non so come possa essermi saltato in mente. Adesso mi ritiro nei miei pensieri”. Il maestro ebbe compassione e lo perdonò “Bravo allievo, pensa a meditare che è meglio”. Il controllore arrivò e chiese i biglietti al maestro. “Bilieto, preggo”. Il maestro cercò invano nella sua sacca, poi con molta flemma si rivolse al controllore: “Mi dispiace signore, abbiamo dimenticato gli abbonamenti al monastero.” Il controllore accennò un sorriso e disse: “No abbonamento? Non parti.” E fece rispettosamente scendere il maestro e l’allievo. Quest’ultimo, nella gravità della situazione, riuscì a cogliere il lato positivo “Maestro, abbiamo conosciuto George Clooney, non è fantastico?” Il maestro con la faccia contrita rispose severamente: “Fantastico sarà il modo in cui torneremo al monastero. A piedi fino a Como, porca putrella!” Così, l’allievo e il maestro si avviarono verso l’autostrada A9 facendo l’autostop.

giovedì 17 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - ottavo racconto

Un giorno il maestro propose all’allievo un periodo di silenzio e contemplazione sul diretto 26 per Milano Cadorna. Mentre tutti i pendolari conversavano di argomenti noiosi, il maestro e l’allievo sedevano in silenzio assoluto. All’altezza di Serenella, un pendolare maldestro schiacciò un piede all’allievo e l’allievo emise un flebile “E ahio”. Il maestro alzò il capo e scosse la testa: “Allievo, si era detto di stare in silenzio!” L’allievo sconfortato rispose: “Ma anche lei ha parlato adesso, maestro di infinita verità”. Il maestro corrugò la fronte: “Hai ragione, basta con il silenzio, raccontami la puntata di ieri di Lost che me la sono persa a causa di una riunione condominiale.” L’allievo rispose: “Okkey maestro.”

mercoledì 16 maggio 2007

Acaro & Pulce - 50


Interrompiamo momentaneamente i racconti zen che stanno avendo un successo strepitoso (io non ne ho letto neanche uno perché non conosco le lingue orientali, ma mi hanno detto che sono colmi di saggezza) per una puntata di Acaro e Pulce. La colonna sonora di oggi è Spectral Mornings di Steve Hackett.
Buona giornata dal vostro Roy Batty.

martedì 15 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - settimo racconto

Un giorno il maestro stava meditando su una panchina a graticola presso la stazione di Bovisa. Arrivò il treno per Lambrugo, quello su cui il maestro e l’allievo dovevano salire, ma il maestro non mosse neppure la cima di un capello. L’allievo, un po’ in imbarazzo, decise di non disturbarlo. Passarono un paio d’ore e finalmente l’allievo si decise a parlare: “Venerabile maestro, il tempo scorre, così come i treni. Ne abbiamo già persi quattro. Vogliamo salire sul prossimo?” Il maestro si destò dalla sua concentrazione. “Abbiamo perso quattro treni? Quanto manca al prossimo?” L’allievo, temendo un rimprovero, rispose lesto “Tra un quarto d’ora, maestro di infinita grazia.” Il maestro gli sorrise e gli parlò. “Ok, allievo, allora accompagnami a prendere un caffè che oggi c’ho un abbiocco micidiale”.

lunedì 14 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - sesto racconto

Un giorno sul Malpensa Express, passò il controllore. “Biglietti non visti…” esclamò. Allora il maestro lo apostrofò “Signor controllore, lei ha già controllato il mio biglietto, tuttavia nel frattempo potrebbe essere mutato qualcosa, non crede?” Il controllore rimase stupito da tale affermazione e rispose “Perché dovrebbe essere cambiato qualcosa? Se il biglietto andava bene prima, andrà bene anche adesso...?”. Ma il maestro, insoddisfatto, insistette. “Prima il sole irradiava più calore, il vento era più calmo, gli uccelli volavano più in alto e il paesaggio era fitto di edifici. Adesso sta piovendo, siamo in piena campagna e i rondoni sono al riparo nei nidi. Qualcosa è cambiato…”. Il controllore, che quella sera aveva una cena con amici al ristorante Feeling di Samarate e non voleva perdere tempo in fandonie, si innervosì: “E va bene, vediamo ‘sti biglietti. È vero, sono già stati timbrati. State viaggiando con titoli di viaggio scaduti.” Così dicendo il controllore fece scendere il maestro e l’allievo a colpi di manrovesci a Vizzola Ticino in mezzo al nulla. L’allievo che fino ad allora non aveva proferito parola, disse: “Certo che ce le andiamo proprio a cercare, eh?”

venerdì 11 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - quinto racconto

Un giorno, su un diretto per Laveno, il maestro mise alla prova l’allievo con un problema. “Allievo, secondo te questo treno è sporco?” L’allievo rispose: “Oh sì, maestro. Il treno è davvero zozzo.” Il maestro allora gli pose questa domanda: “Dov’è lo sporco? Sul treno oppure nella tua concezione di sporco?”. L’allievo rifletté e cominciò un ragionamento assai complicato. “Lo sporco deriva dall’interdipendenza, non solo dallo stato in cui versa la carrozza e dalla mia concezione di igiene, ma anche dall’interdipendenza tra…” “Sciocco, tre volte sciocco!” lo interruppe il maestro “Il treno è delle Nord. Basta questo a determinare la sua sporcizia!” In quel momento passò il controllore e disse “Smettetela voi due di disturbare i pendolari, qui c’è gente che vuole riposare o elaborare dei dati con il computer portatile”. “Ok capo” si scusò il maestro.

giovedì 10 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - quarto racconto

Un giorno il maestro e l’allievo stavano viaggiando su un locale per Novara. Il caso però volle che dovevano recarsi a Seveso. Dalle parti di Vanzaghello, l’allievo capì che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Così disturbò il maestro, che era in piena meditazione. “Oh maestro di infinita saggezza, disturboti per avvertirti di un increscioso avvenimento. Credo che abbiamo sbagliato treno e di conseguenza la strada verso il monastero di Seveso.” Il maestro sorrise e aprì gli occhi. “Allievo timorato, nessuno sbaglia mai strada poiché le strade sono attitudini mentali. Scenderemo dal treno e aspetteremo quello che ci condurrà al monastero.”
Allora l’allievo precisò: “Veramente, venerabile maestro, dobbiamo scendere, poi prendere il primo treno in senso contrario che ci riporti a Bovisa e infine prenderne uno che vada in direzione Asso. L’operazione potrebbe farci impiegare più di due ore.” Il maestro corrugò la fronte. “E no, porca paletta, non voglio arrivare tardi per la cena, stasera ci sono gli strozzapreti alla bolognese. Chiamerò l’elicottero così faremo in tempo.” L’allievo si rasserenò e aggiunse: “Menomale, ho una fame da paura”.

mercoledì 9 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - terzo racconto

Un giorno l’allievo e il maestro stavano viaggiando su un Malpensa Express.
L’allievo si destò dalle sue meditazioni ed esclamò: “Oh signur, Maestro, non abbiamo rinnovato l’abbonamento questo mese…” Il maestro congiunse le mani, inspirò, aprì gli occhi in pieno stato d’ascesi e rispose: “Allievo, dove tu vedi una preoccupazione, io vedo un’opportunità di crescita interiore”. Più tardi passò il controllore e fece scendere l’allievo e il maestro alla stazione di Bovisa a calci nel sedere.
L’allievo allora riprese: “Maestro, io non vedo alcuna opportunità di crescita. Siamo rimasti a piedi e dobbiamo raggiungere Cadorna con il sedere dolorante.” Il maestro per nulla preoccupato rispose: “Allievo ancora acerbo, non vedi? La crescita interiore è rappresentata da questo singolare viaggio a piedi sui binari…” Ma l’allievo non pareva ancora convinto “Maestro, quando dovremo entrare in galleria, con tutto quel buio e i treni che ti passano a un millimetro dalle orecchie, ci sarà da ridere…”. Allora il maestro rispose: “Hai ragione, scavalchiamo la recinzione e prendiamo un taxi.”

martedì 8 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - secondo racconto

Un giorno l’allievo e il maestro stavano viaggiando su un diretto per Laveno. L’allievo appariva molto preoccupato, perciò il maestro lo apostrofò: “Allievo caro, quale male nascondi nel profondo dell’anima? Apriti e liberati perché non sia più un peso obnubilante ma un fugace ricordo.” L’allievo un po’ imbarazzato rispose: “Maestro diletto, vedo uno spuntone arrugginito fuoriuscire dal sedile e provo timore che lei si possa pungere.” Il maestro sorrise e placidamente disse: “Ciò che tu vedi è solo il risultato di un fenomeno fisico ottico. Prova a vedere con gli occhi del tuo cuore e scorgerai…” Il maestro non fece in tempo a finire il suo pensiero che si punse. Allora disse: “Ahi, porca paletta. Questo spuntone è arrugginito e forse morirò di tetano.” L’allievo lo soccorse. “Maestro, la fortuna vuole che io viaggi sempre con il siero anti-tetano. Prenda, oh mio precettore.” Il maestro asciugandosi il sudore dalla fronte, sussurrò: “Grazie, mi hai salvato la vita. Questo però non ti autorizza a prenderti altre libertà e non inficia la nostra gerarchia, ok?” e l’allievo umilmente rispose: “Ok”.

lunedì 7 maggio 2007

Lo zen e l’arte di viaggiare in treno - primo racconto

Finalmente una rubrica seria, che ci introduce ai graduali stati di coscienza, caratterizzati da profonda comprensione dell’essere e della natura circostante, che scaturiscono dalla concentrazione meditativa.
Grazie a questa rubrica i vostri viaggi non saranno più gli stessi e le Ferrovie Nord dovranno cambiare nome in Ferrovie Est oppure Ferrovie d’Oriente, o altro ancora a piacere.


Un giorno l’allievo e il maestro stavano viaggiando su un diretto per Milano Domodossola.
“Che bello viaggiare in treno, maestro” disse l’allievo. E il maestro rispose “Caro allievo, viaggiare con il treno è il modo migliore di andare da A a B. Inoltre è come viaggiare nell’infinito, poiché ogni linea contiene infiniti punti.” Allora l’allievo ingenuamente chiese: “Sarà per questo che siamo in viaggio da tre ore e mezza?” Il maestro saggiamente rispose “No, il ritardo che subiamo è a causa del locale che si è rotto davanti al nostro diretto.” Il maestro aggiunse “Adesso ho sete, passami la Fanta”. L’allievo rispose “Ok”.

venerdì 4 maggio 2007

giovedì 3 maggio 2007

Acaro & Pulce - 48


Acaro e Pulce ritornano alla vita quotidiana densa di incontri, simpatia e cordialità.

mercoledì 2 maggio 2007

LN Confidential - Orticelli organizzati



Oggi, come sempre, faremo luce su un mistero. Tra Garbagnate e Cesate, sulla destra andando verso Saronno, alcuni pendolari delle Nord giurano di aver visto, proprio al fianco della massicciata, un appezzamento di terreno suddiviso in altri piccoli appezzamenti con tante piccole casette prefabbricate di legno.
Niente paura, non si tratta di un’installazione di alieni malvagi giunti sulla Terra per conquistare il mondo, ma di tanti orticelli da coltivare.
Infatti, l’amministrazione comunale, per rispondere alle lamentele dei pensionati stufi di giocare a briscola o a bocce, ha concesso in affitto una porzione di terreno del demanio: un utile sfogo per gli attempati concittadini.
Abbiamo raggiunto sul campo (è il caso di dirlo) uno di questi pensionati, il signor Gino Fumagalli.

- Scusi, è lei il signor…
- Vada via, lazzarone. Non vede che qua si lavora? Vada a perdere tempo altrove, disoccupato disonesto.
- Veramente io sarei giornalista, comunque volevo solo chiederle…
- Ah, lei è uno di quelli del TG? Fila via, sciagurato, che fate vedere solo le donne nude e i calciatori con i capelli bagnati, siete tutti dei depravati!
- Dove trovo il signor Fumagalli?
- E’ là, nella riga 22, colonna 33. Dia retta a me, voialtri schifosi della tivù siete tutti osceni. Imparate da noialtri che abbiamo le mani che sanno di terra e siamo attaccati ancora ai valori di una volta.
- Grazie arrivederci.

Nella riga 22, colonna 33 troviamo il vero signor Fumagalli.

- Signor Fumagalli, siamo di LN Confidential, avevamo un appuntamento con lei…
- Ah, eccovi, vi aspettavo. Benvenuti, attenzione alla canna dell’acqua, eh?
- Oh, grazie. Dove ci mettiamo?
- Per di qua, entriamo nella casetta porta-attrezzi. Gradite del gingerino?
- No. Bene signor Gino, ci spieghi un po’ questa bella idea…
- Dunque, io sarei pensionato, però di stare con le mani in mano tutto il santo giorno non ne voglio sapere.
- Certo, ma non era meglio innaffiare gerani e surfinie sul terrazzo piuttosto che affittare un Kleenex di terra?
- Mah, che cosa devo dirvi? Io abito al sesto piano di un palazzo e i vasi sui balconi cominciavano a starmi un po’ stretti. Così ho preso l’occasione al volo: adesso vivo con tutte le comodità della città, ma ho anche la soddisfazione di coltivare le mie verdure nella mia tenuta personale.
- Ma quanto costa mantenere un orto di 2 metri x 2?
- Be’ io lo vedo come un investimento. Piuttosto che mangiare gli ortaggi del centro commerciale, pieni di concimi chimici e chissà quali altre diavolerie, mangio roba sana che coltivo io. E vivo meglio.
- Sarà, ma queste carote sono verdi fosforescenti, mi sembrano radioattive…
- Ma no, è il loro colore naturale. Voi giovani non distinguete più i prodotti della terra da quelli geneticamente modificati.
- Sì. E il treno? Come la mettiamo con i treni che sfrecciano a 100 all’ora ogni 5 minuti?
- Mah, sono sempre in ritardo e vanno lenti come lumache. Comunque dopo un po’ ci si fa l’abitudine. E poi è anche una soddisfazione vedere tutti quei pendolari che vanno a respirare il PM10 mentre io me ne sto qui in mezzo alla natura.
- Già, lo vedo. Va bene, grazie per la chiacchierata e arrivederci.
- Aspetti, tenga. Questo è un omaggio da parte mia.
- Che cos’è?
- Ma come? Non riconosce neanche più un peperone?
- Confesso che non avevo mai visto un peperone marrone…
- Ma no, quella che vede sopra è la polvere dell’amianto dei ferodi dei treni. Basta dare una bella sciacquata ed ecco lì un bel peperone sano.
- Grazie mille, lo vado a gettare immediatamente nel cassonetto dei rifiuti tossici.
- Come?
- Non ho detto niente.
- Ah.